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Whisker sedeva sulla recinzione della signora Henderson a contare le nuvole. Una nuvola a forma di pecora. Due nuvole-tartaruga. Tre nuvole che sembravano proprio delle vecchie noiose nuvole. La sua coda si agitava ad ogni numero. «Diciassette... diciotto... diciannove...» borbottò, con i baffi che si abbassavano per la noia. Gli altri gatti stavano probabilmente facendo cose emozionanti come rincorrere topi o buttare giù vasi di fiori. Ma non Whisker. Lui era il Contatore Ufficiale di Nuvole della città, un lavoro che si era inventato martedì scorso. Uno sbadiglio gli allargò il musetto peloso. «Venti nuvole. Come ieri. Come sempre.» Le palpebre gli sembravano pesanti come tende. Forse poteva riposarle solo per un attimo minuscolo...
PLOP! Una goccia di pioggia schizzò direttamente sul nasino rosa di Whisker. Gli occhi si spalancarono. «Pioggia? Ma ho contato zero nuvole di pioggia!» Sgattaiolò giù dalla recinzione, scuotendo le goccioline dal pelo arancione. Altre gocce piovevano, creando pozzanghere sul marciapiede. Whisker zigzagò tra di esse, cercando di tenere asciutte le zampette. «È tutto sbagliato,» brontolò, nascondendosi sotto una cassetta delle lettere. «Le nuvole dovrebbero avvisarmi prima di piovere. È tutto il senso del contarle!» L'acquazzone passò velocemente come era arrivato, lasciando pozzanghere luccicanti dappertutto. Whisker spuntò fuori, con i baffi che si agitavano sospettosi verso il cielo ora sereno.
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