Anteprima
Il giardino della nonna Rosa aveva un segreto ogni mattina. A volte era una lucertola sul muretto. A volte era un fungo spuntato dal nulla. Quel sabato mattina, però, il segreto era diverso. Edoardo aprì il cancelletto, annusò l'aria — miele, menta, qualcosa di strano — e capì che la giornata sarebbe stata interessante.
«Il mio miele!» gridò la nonna Rosa dalla veranda. «Il barattolo era qui ieri sera. Adesso è sparito!» Edoardo tirò fuori il taccuino giallo dalla tasca. Era fatto così: prima le domande, poi le risposte. «Chi era in giardino stamattina?» chiese, già scrivendo. La nonna contò sulle dita. «Io, Marta, e forse Teo è passato dal vicolo.»
Marta aveva nove anni ed era la cugina di Edoardo. Adorava il miele — lo spalmava su tutto, anche sulla pasta. Teo era il vicino di undici anni, sempre in giro per il quartiere su quel suo monopattino arancione. Edoardo li guardò entrambi con occhi da investigatore. Hmm. Due sospettati. Un barattolo. Una nonna arrabbiata. Il caso era aperto.
Il tavolo della veranda era perfettamente in ordine — tranne per un cerchio appiccicoso sul legno, esattamente della misura del barattolo. Edoardo lo toccò con un dito. «Ancora fresco,» mormorò. Vicino al cerchio c'era una foglia verde scuro, staccata dal cespuglio di more. Quella foglia non era lì per caso. Edoardo la disegnò sul taccuino, con tre punti interrogativi intorno.
«Marta, stamattina hai toccato il tavolo della nonna?» Marta alzò le spalle con aria innocente — troppo innocente. «Solo per prendere il mio succo.» «E hai le dita appiccicose.» Marta le nascose dietro la schiena. «Sempre.» Edoardo annuì piano. Non era una prova, ma era qualcosa. Scrisse: *Marta — dita appiccicose — cespuglio di more vicino al tavolo.*
Lungo il vialetto di mattoni, Edoardo trovò qualcosa di meglio delle dita appiccicose: impronte. Piccole, con la suola a zigzag. Le seguì fino al cancelletto del vicolo — esattamente dove passava Teo col monopattino. «Interessante,» disse Edoardo a voce alta, anche se era da solo. Gli piaceva parlare con se stesso durante le indagini. Faceva sembrare i pensieri più reali.
Teo era seduto sul muretto, col monopattino appoggiato accanto. «Non ho preso nessun barattolo,» disse subito, prima ancora che Edoardo aprisse bocca. Hmm. Risposta troppo rapida. «Non ti ho ancora chiesto niente,» disse Edoardo dolcemente. Teo diventò rosso. «Lo so, ma si vede da come cammini che stai indagando.» Edoardo guardò le scarpe di Teo: suola a zigzag.
Le prove sembravano chiare: impronte di Teo fino al cancelletto, risposta sospetta, e lui era sempre in giro per il quartiere a combinare guai piccoli. Edoardo scrisse la sua prima conclusione sul taccuino: *Colpevole probabile: Teo.* Ma poi si fermò. Qualcosa non tornava. Le impronte arrivavano fino al cancelletto — non fino al tavolo. Edoardo cancellò *probabile* e scrisse *da verificare.*
«Nonna, a che ora hai visto il barattolo l'ultima volta?» «Ieri sera, dopo cena. L'avevo messo fuori ad asciugare — lo avevo appena lavato.» Edoardo si bloccò. «Aspetta. Lavato? Il barattolo era vuoto?» La nonna Rosa battè le mani. «No no, era pieno! L'avevo riempito di nuovo col miele del mercato.» Un barattolo pieno, lavato, messo fuori di sera. Nuova voce sul taccuino.
Edoardo tornò al tavolo e questa volta guardò sotto. Sotto la gamba sinistra, schiacciato e quasi invisibile, c'era un piccolo fiocco di lana viola. Viola. Come il cardigan della nonna Rosa. Si rialzò lentamente. La nonna lo stava guardando dalla finestra con un'espressione strana. Non arrabbiata. Quasi... in attesa. Edoardo sentì qualcosa girare nello stomaco. E se la nonna sapesse già tutto?
«Nonna,» disse Edoardo con la sua voce più gentile, «devo farti una domanda difficile.» La nonna Rosa scese dalla veranda con calma. Troppa calma. «Dimmi, caro.» «Il barattolo... l'hai nascosto tu?» Silenzio. Un silenzio lunghissimo. Poi la nonna sorrise — quel sorriso che faceva quando Edoardo capiva le cose. «Quasi,» disse. «Ma non del tutto.»
«Questa mattina presto ho sentito un rumore. Ho trovato il barattolo per terra, rovesciato, col coperchio aperto.» La nonna fece una pausa teatrale. «E accanto al barattolo c'era Biscotto.» Edoardo aprì la bocca. Biscotto era il gatto del vicinato — grande, arancione, con una zampa bianca. Edoardo aveva completamente dimenticato di Biscotto. Il gatto poteva aver fatto cadere il barattolo. Ma allora dov'era adesso?
Seguirono le piccole macchie dorate sul vialetto — gocce di miele — fino all'angolo del giardino, dietro il cespuglio di more. Lì, nascosto nell'erba alta, c'era il barattolo. In piedi, non rotto, con dentro ancora metà del miele. E sopra il barattolo, come un re sul trono, dormiva Biscotto, con la zampa bianca sporca d'oro. Marta scoppiò a ridere. Anche Teo. Anche la nonna.
«Ma le impronte a zigzag?» chiese Edoardo, ancora perplesso. Teo si grattò la testa. «Ah, quello… sono entrato dal vicolo stamattina presto per restituire le forbici della nonna. Non volevo svegliare nessuno.» «E le dita appiccicose?» chiese Edoardo a Marta. «More,» disse lei semplicemente, indicando il cespuglio. Edoardo rilesse il taccuino. Ogni indizio era vero. Nessun indizio portava dove pensava.
La nonna Rosa portò il barattolo recuperato in cucina e preparò le fette biscottate per tutti. Biscotto ricevette una ciotola d'acqua fresca e nessuna punizione — era un gatto, in fondo. Edoardo rimase seduto sul muretto con il taccuino aperto. Aggiunse un'ultima voce: *Sospettato dimenticato: Biscotto. Movente: miele. Conclusione: i gatti non lasciano impronte a zigzag, ma i misteri sì.*
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